Cos'è il trust

Cos'è il trust

Il Trust è un istituto di matrice anglosassone di lunga tradizione, sviluppatosi nei paesi di common law e che ha fatto il suo ingresso in Italia con la ratifica della Convenzione dell’Aja ad opera della legge 9 ottobre 1989, n. 364.

Il trust è una figura giuridica molto versatile, che può assumere forme estremamente diversificate.

Secondo l’art. 2 della Convenzione, “per trust s’intendono i rapporti giuridici istituiti da una persona, il disponente, con atto tra vivi o mortis causa, qualora dei beni siano stati posti sotto il controllo di un trustee nell’interesse di un beneficiario o per un fine determinato”.
La struttura essenziale del trust vede la presenza di tre soggetti, non necessariamente persone diverse tra loro, ovvero:

  • il disponente (o “settlor”);
  • il “trustee”;
  • il beneficiario, o i beneficiari.

Il trust è quindi caratterizzato dai seguenti elementi:

I beni in trust costituiscono una massa distinta e non sono parte del patrimonio del trustee;

I beni in trust sono intestati al trustee o ad un altro soggetto per conto del trustee;

Il trustee è investito del potere e onerato dell’obbligo, di cui deve rendere conto, di amministrare, gestire o disporre dei beni in conformità alle disposizioni del trust e secondo le norme imposte dalla legge al trustee#.

Il trust determina pertanto un trasferimento di beni/diritti dal disponente al Trustee; il trustee diventa proprietario ed amministratore dei suddetti beni con il vincolo di gestirli nell’interesse dei beneficiari, ovvero in funzione di uno scopo.

L’effetto principale del trust è quello di segregare un dato patrimonio affinché lo stesso non possa più essere aggredito da terzi creditori, siano essi del disponente, del trustee o del/i beneficiario/i, salva la sussistenza di situazioni patologiche (ad esempio, sottrazione da parte del disponente di massa patrimoniale ai propri creditori).

Il Trust Fund esce quindi definitivamente dal patrimonio del disponente ma non entra a far parte del patrimonio del trustee, e non è quindi soggetto alle pretese dei creditori o degli eredi o del coniuge del trustee stesso.

I soggetti del trust


Il disponente

Si premette come il disponente possa essere chiunque quindi una persona fisica o una persona  giuridica; generalmente, essendo utilizzato con finalità donatorie e in un’ottica di gestione del passaggio generazionale, il/ i disponenti sono persone fisiche.
Si evidenzia come il disponente compaia nel rapporto solo al suo momento genetico e poi, formalmente, esca di scena.

L’influenza e l’ingerenza del disponente nelle scelte del trustee rischiano infatti di far considerare il trust come interposto.

È necessario quindi, affinché lo strumento in questione sia solido e inattaccabile da parte dell’Amministrazione finanziaria o di terzi in genere, che si realizzi un reale spossessamento dei beni determinato dalla mancanza di controllo sugli stessi da parte del disponente.
Nella legge di Jersey un trust è considerato “sham” cioè nullo quando il disponente mantiene il controllo effettivo del fondo e ne dispone come cosa propria.

La netta separazione tra disponente e trustee rende più “solido” lo strumento in questione; l’Amministrazione finanziaria, infatti, nella C.M. 43/2009 ha affermato che se il disponente è titolare di significativi poteri in forza dell’atto istitutivo, in conseguenza dei quali il trustee, pur dotato di poteri discrezionali nella gestione ed amministrazione del trust, non può esercitarli senza il suo consenso, il trust è considerato interposto.
Esaminiamo ora come superare l’avversione allo spossessamento da parte di colui che dispone i beni in trust.

Il problema dello spossessamento è, infatti, il primo scoglio da far superare all’imprenditore, al professionista o in generale al soggetto che si accinge a costituire un trust.
Il disponente, infatti, non è più proprietario del patrimonio attribuito in trust e le incertezze della vita potrebbero rendere necessaria la disponibilità di quei beni.

Il problema viene generalmente risolto inserendo, nell’atto, una clausola in cui si prevede che il trustee debba provvedere al mantenimento del tenore di vita del disponente. Quindi, nell’ipotesi in cui il reddito del disponente non permetta di garantire il mantenimento del suo tenore di vita abituale, interverrà il trustee al mantenimento dello stesso.
Inoltre, nonostante lo stesso non possa intervenire nella gestione del patrimonio in trust, mediante le “lettere dei desideri” è possibile dare delle indicazioni al trustee su come amministrare i suddetti beni.

Da queste considerazioni emerge quindi come i beni del trust siano, in sostanza, a disposizione della famiglia. L’unica limitazione è quella di non poterli distruggere; infatti se gli stessi non fossero stati attribuiti al trustee, il diritto di proprietà, come emerge dall’art.832 del codice civile, permette al proprietario anche la facoltà di distruggere il bene.

Il Trustee

Nella scelta del trustee il disponente ha la massima discrezionalità; il trustee può essere, infatti, una persona fisica di fiducia, una fiduciaria o una trust company.
Il compito del trustee, come più volte ribadito, è la gestione e l’amministrazione dei beni in trust.

Gli stessi sono intestati al trustee o ad un altro soggetto per conto del trustee, e costituiscono una massa distinta e non facente parte del patrimonio personale di quest’ultimo.

Infatti, i beni costituiti in trust:

  • non sono aggredibili dai creditori personali del trustee;
  • non concorrono alla formazione della massa ereditaria  del  defunto in caso di morte del trustee;
    non rientrano, ad alcun  titolo,  nel  regime  patrimoniale  legale della famiglia del trustee, qualora, ovviamente, quest’ultimo sia coniugato;
  • non  sono  legittimamente  utilizzabili  per  finalità  divergenti rispetto a  quelle  predeterminate  nell’atto  istitutivo  del  trust;

Il trustee sarà quindi tenuto ad amministrare, gestire e disporre i beni in trust a favore dei beneficiari secondo le indicazioni dettate nell’atto istitutivo del trust, nel rispetto della legge ed in accordo con i “desideri” del disponente.
Il trustee deve, altresì, rendere conto della gestione.

Il guardiano

Una figura non necessaria ma quanto mai opportuna, è quella del guardiano che ha il compito di controllare, e nel contempo assistere il trustee, nella gestione del patrimonio.
La nomina del guardiano risponde quindi all’esigenza di sorvegliare il trustee e, al tempo stesso, di aiutarlo nelle scelte operative.

In altre parole, essa serve a creare un elemento di raccordo tra il disponente - che, per effetto dell’affidamento, si è spossessato del suo patrimonio - ed il trustee - che ne è divenuto proprietario e gestore fiduciario nell’interesse dei beneficiari o per un fine determinato - allo scopo di rinforzare e proteggere il  trust.

Tale nomina non è necessaria nel modello di trust che emerge dalla Convenzione de L’Aja; tale figura è, invece, obbligatoria nei trust di scopo, dove mancano i beneficiari.
L’ufficio del guardiano, come quello del trustee, può essere svolto da una persona, da più persone o da una persona giuridica.

Il guardiano è normalmente nominato dal disponente nell’atto istitutivo del trust o con atto separato indirizzato al trustee; talvolta è nominato dai beneficiari dopo la morte o le dimissioni del (primo) guardiano.

In ogni caso è opportuno che, nell’atto istitutivo, siano previste clausole per ogni evenienza relativa all’ufficio, con particolare riferimento alle forme ed alle modalità di nomina, accettazione, revoca e successione del guardiano.

La tendenza dei trust interni è di attribuire al guardiano una funzione di controllo sull’attività del trustee, che si può esercitare attraverso atti dispositivi o di gestione, attraverso direttive, divieti e pareri.

Casi pratici di utilizzo


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